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Commenti

luca intona

Faccio qui, pubblicamente, i miei complimenti a Filippo.
Ultimo parallelo merita il premio, e come ho scritto nel mio blog (su questo, caro Serino, siamo completamente d'accordo, Filippo Tuena merita una maggiore visibilità, in quanto è uno dei più bravi e appassionati scrittori di questa Italia contemporanea.

un saluto
luca intona

Renzo Montagnoli

Ti credo sulla parola, Gian Paolo, anche perchè il fatto che il libro sia stato quasi ignorato e non rientri nei best seller presuppone che possa esserci qualche cosa di buono e soprattutto di diverso ispetto all'omologazione imperante.
L'unica perplessità che mi rimane è come mai questo libro abbia vinto il premio Viareggio. Se si è trattato di un riconoscimento effettivo al valore di un'opera, tanto di cappello ai giurati, al di fuori di accordi e cricche che caratterizzano quasi tutti i premi.

luca intona

Renzo, ti consiglio caldamente di leggere il libro. Confido che non avrai dubbi sul suo valore.

ciao
luca

Renzo Montagnoli

Luca,
vado a vedere questa mattina stessa se lo trovo alla Giunti.
Penso pure io che sia un bel romanzo, sia perchè i consigli di Gian Paolo sono sempre validi, sia perchè di questo autore mi aveva parlato già bene un amico.
Ciao
Renzo

Giancarlo Vicini

Ciao Gianpaolo, ti sono vicino in questo triste momento.

Giancarlo

Giuseppe Schiavulli

Caro Filippo, tu sai che percorro la tua scrittura, ormai da tempo, come un gambero, all'indietro tra le parole, muovendomi tra i labirinti delle tue righe con attenzione, perché è facile imbattersi in dirupi e inghiottitoi e terre sferzate da solitudini e nostalgie pericolose. E' vero, mi capita spesso di avvertire una dolorosa vertigine salire quando mi imbatto in pagine che parlano del tempo e della memoria alla tua maniera, come un funambolo, un giocoliere pazzo, un angelo del trapezio con la benda; capita di sentirsi spaesati e disperati specchiandosi nella fragilità e nelle illusioni di alcuni tuoi personaggi e disarmati di fronte alla storia e al mistero delle loro vite che incrociano le nostre.
Eppure si procede, pagina dopo pagina, con dolore, fatica e amore,lasciandosi contagiare dalle tue visioni, sentendosi poco alla volta parte di quel palcoscenico, di quella città che tu vai costruendo intorno e dentro al lettore, di quel campo di concentramento, di quel deserto di neve, dal quale alla fine, sempre riesco comunque ad uscire seguendo un sentiero che tu, sapientemente, sempre lasci intravedere all'uscita da ogni disastro. Insomma, voglio scherzarci un po' su adesso e dirti, parafrasando un cantautore amato dai giovani: "Ci vuole un fisico bestiale..." ...anche per seguire Tuena lungo le scorribande della sua penna, che non esita a portarci dopo una visita attraverso i campi di concentramento delle "Variazioni Reinach" lungo le desolate distese da incubo del Polo Sud; ma questo signori è Filippo Tuena, un Ulisse del nostro giovane secolo, uno... "scrittore di nicchia", di nicchia, sì, come lo sono i santi, come lo sono le icone, come i manoscritti antichi e preziosi, che parlano linguaggi ancora tutti da esplorare col cuore e con la mente.

marco salvador

Ho terminato la lettura del romanzo di Filippo mentre gli assegnavano il Viareggio. Non lo sapevo, come non conoscevo Filippo. Ho chiuso il libro (regalatomi e a lungo tenuto da parte con spocchia) sconvolto. Per la sua bellezza, per la scrittura straordinaria. E l’umiliazione. Umiliazione, sì. Perché ho cinque romanzi alle spalle, mi considero più di uno scrittoruncolo, vendo bene, sono tradotto all’estero, eppure oggi so che c'è uno davanti al quale ci di deve inchinare. Filippo è un maestro e affanculo le ‘nicchie’: probabilmente lo si spinge là per invidia, se ne parla poco perché fa paura alla miseria intellettuale della maggior parte di noi. Intanto ho telefonato al mio libraio. Per ordinare tutti i suoi libri.
Marco Salvador

Daniela Pericone

Conosco Filippo Tuena sia personalmente sia attraverso i suoi libri, e ogni volta l'incontro, umano o letterario che sia, è un'occasione (rarissima di questi tempi) di arricchimento.
Non appena conclusa la lettura di "Ultimo parallelo", che ho subito percepito come un capolavoro, ho inviato a Filippo questa e-mail, che dà la misura di quanto ho provato:
... ho finito da poco di leggere il tuo libro e sono ancora invischiata nelle atmosfere di nebbia e di luce create dal tuo racconto. Un senso del destino silente e inesorabile si sparge sin dai primi capitoli, sin dall'apparire dei versi di Eliot e di "quel terzo che cammina sempre al tuo fianco". Trovo superba l'idea di fare di un'ombra l'io narrante della storia. Seppure a inizio lettura si possa credere di leggere il resoconto di una avventura d'esplorazione, di questa in realtà si perdono, si consumano cronache e dettagli, o forse si imprimono talmente a fondo da chiarire che del tragico destino di ognuno di noi si tratti, per il solo fatto di esistere, di andare, ognuno a modo proprio, inevitabilmente verso la fine.
Per questo ti ringrazio di averlo scritto...

Nicola

Per quanto riguarda "Ultimo parallelo", credo che non dovrete risarcire nessuno per l'eventuale delusione: è, senza ombra di dubbio, un capolavoro, il libro più bello uscito quest'anno e uno dei migliori degli ultimi tempi. Per quanto mi riguarda, Filippo Tuena è ai livelli del Don DeLillo migliore, quello di "Libra" e "Underworld", tanto per intenderci. E a proposito delle polemiche editoriali, chissenefrega, finché ci sono autori come Filippo la letteratura sarà salva.

Raoul Precht

Non posso che aggiungermi a tutti i commenti che sono già stati fatti e che a mio avviso valgono anche per le Variazioni Reinach. Due anni fa ho insistito per presentare Reinach a Lussemburgo, dove abbiamo una piccola ma combattiva Libreria italiana, e fra qualche giorno ospiteremo Filippo a Bruxelles e Lussemburgo per una doppia presentazione. Che dire? Nemo propheta in patria? La salvezza è all'estero? Non voglio spingermi fino a questo punto, ma la situazione in Italia è certo molto critica, se un libro come questo può essere praticamente ignorato. (Viareggio a parte, certo, ma se non sbaglio anche Reinach aveva vinto il Bagutta, non è questo il punto. Se però chiedete in giro, nessuno vi sa dire chi alla fine abbia vinto il Viareggio, tutt'al più la gente ha registrato qualcosa della bagarre...) Certo, Ultimo parallelo è spiazzante, soprattutto se lo si compara con la narrativa cui l'industria editoriale ci ha abituati. Non resta che tornare al vecchio tam-tam, abbandonare le autostrade della fruizione culturale per ritrovare i vecchi sentieri di montagna. Ci faranno perdere un po' di tempo, rallenteranno la nostra corsa, ma se il premio consiste nel trovare libri di questa qualità, mi pare proprio che ne valga la pena. Insomma, Filippo: resisti!

Renzo Montagnoli

L'ho letto ed è di una bellezza incredibile.
Penso che l'unico giudizio che si possa esprimere è quello di Gian Paolo: un capolavoro.

Rita Marchesoni

Il primo libro che ho letto di Filippo Tuena, le Variazioni Reinach, mi è stato caldamente consigliato da un caro amico, Giuseppe S. Quando è uscito l’ultimo libro, Ultimo Parallelo, Giuseppe mi ha detto di tenermi pronto perché lui aveva iniziato a leggerlo e dopo i primi capitoli mi disse che non potevo assolutamente non leggerlo anch’io.
E’ proprio vero, qui ci si deve basare sull’opinione di chi l’ha letto, perché difficilmente lo si viene a sapere dalla stampa ufficiale...

Ne approfitto per salutare Filippo Tuena che mi ricordo con grande piacere dai contatti avuti in un sito letterario, e sinceri complimenti per il Premio Viareggio vinto!


Alessandro Zaccuri

Ho avuto il piacere e l`onore di presentare Ultimo parallelo alla Libreria White Star di Milano nella primavera scorsa, quando ancora non era uscita una sola recensione. Dop qualche tempo (e comunque prima del Viareggio) ho pubblicato questo su Avvenire. Lo ripropongo, a futura memoria...

Il 1912 è l’anno del ghiaccio. In aprile il Titanic naufraga colpito da un iceberg; pochi mesi prima il capitano Robert Scott e i compagni che lo hanno accompagnato nella conquista del Polo Sud vengono stroncati ai rigori dell’Antartide e agli errori di una spedizione concepita in un’atmosfera di sciagura e oscuri presagi. Mentre Scott e gli altri quattro uomini del Pole Party procedono a fatica verso una meta che è in realtà un perfetto non-luogo, una semplice astrazione geografica trasformata in estremo baluardo dell’Impero, al campo base c’è chi viene visitato da sogni di matematica esattezza, che rivelano come il norvegese Amundsen abbia già raggiunto il Polo per un’altra strada, rendendo così inutile il sacrificio degli inglesi. «Il peggior viaggio del mondo», quello di Scott e dei suoi, già moderno nel suo appesantirsi di merci fornite dagli sponsor (compreso un pianoforte che quasi nessuno sapeva suonare) eppure ostinatamente romantico nella sua volontà di negare l’evidenza. Agli husky impiegati dai norvegesi, infatti, i britannici preferiscono gli assai meno affidabili pony siberiani, ma alla fine ssi riducono a trainare da soli le loro slitte, stremati e sfigurati dal gelo, martoriati dai ghiacci. Una vicenda molte volte raccontata da storici e reduci, questa della spedizione di Scott, alla quale però Filippo Tuena infonde una profondità inedita e toccante attraverso la poderosa narrazione di Ultimo parallelo, un romanzo che segue e in un certo senso completa l’exploit de Le variazioni Reinach, con cui lo stesso Tuena si è aggiudicato il Bagutta 2006. Due libri meticolosamente documentati, ma capaci di risolvere in chiave poetica anche la semplice esposizione del materiale raccolto, come accade nelle pagine forse più sorprendenti di Ultimo parallelo, quelle in cui il modello omerico del «catalogo delle navi» viene utilizzato per passare in rassegna la sovrabbondanza di oggetti che Scott porta con sé in Antartide. Ma il vero fulcro del racconto sta nell’intuizione che Tuena mutua dalle memorie dai sopravvissuti e, nel contempo, dalla trasposizione realizzata da T.S. Eliot in uno dei passaggi più memorabili della Terra desolata: è la manifestazione dell’«uomo in più», l’allucinazione che nel capolavoro eliotiano pare alludere all’episodio evangelico dei discepoli di Emmaus («Chi è quel terzo che sempre cammina al tuo fianco?») e che nel romanzo coincide con il punto di vista di un narratore spettrale e innominato, il testimone che nessuna delle molte fotografie scattate dagli uomini della spedizione – e puntualmente inserite da Tuena nella trama del romanzo – riesce mai a catturare. Una metafora del lettore e dello scrittore, sempre destinati a essere l’uno per l’altro una sorta di indispensabile terzo incomodo, ma anche un modo per indagare una tragedia virile e silenziosa, che soltanto adesso, grazie a Ultimo parallelo, sembra aver finalmente trovato le parole per esprimersi.

massimo defidio

Dal punto di vista del contenuto Ultimo Parallelo di Filippo Tuena è come un pugno al basso ventre di ciascuno di noi; ci costringe a fare i conti con le nostre coscienze, i sogni, i demoni, mettendo a nudo i più intimi sentimenti senza i quali la vita sarebbe solo una piatta collezione di avvenimenti.
Ci costringe a ripercorrere a occhi aperti la nostra Odissea personale, e di questo ringrazio l'autore.
Valgono per me, per comunanza di interessi letterari, le emozionanti citazioni da Eliot, Omero, Keats (ho trovato ad esempio bellissima e commovente la descrizione dei partecipanti alla spedizione che apre il 2° cap.), citazioni mai pretestuose e che credo possano costituire un viatico alla lettura per molti giovani in cerca di modelli. Così come la cura che l'autore mette nel catalogare gli oggetti personali che rendono meno aspra l'esistenza degli uomini in queste plaghe desolate.
Lo stile, và da sè, riconcilia con la buona scrittura e ci aiuta a recuperare la voglia del bel leggere, così raro di questi tempi, raro quasi come il gusto di ascoltare storie raccontate da un nonno appassionato.

Filippo Tuena

E’ proprio il caso che intervenga. Lo faccio un po’ imbarazzato perché i vostri commenti vanno oltre i giudizi di lettori anche appassionati. Io di fronte alla parola capolavoro mi tiro da parte, come se non mi competesse. Arrivo al massimo a giustificare un “bellissimo” e più ancora “trascinante”, “emozionante” che, come vedete, sono aggettivi che sottendono la magia della lettura, quel condurre altrove il lettore a compiere un viaggio imprevedibile. Insomma, facciamo finta di non aver letto quella parola – anche se l’ho letta e ovviamente, mi riempie di soddisfazione.
Adesso vi racconto una cosa. Avevo una paura fottuta che il libro fosse mancato, che avessi rischiato troppo e che quanto di buono credevo d’averci messo si fosse dileguato nelle pagine, in quella struttura scoordinata, che poi alla fine tanto scoordinata forse non è.
Io non ce la faccio più a scrivere romanzi di fantasia, mi accorgo che di fronte alla scelta di un nome per il protagonista qualunque storia si arena, qualunque bel progetto si disperde. Così sono costretto ad andare in giro a cercare storie, e a innamorarmi di quelle storie. Forse questa condizione perfetta – l’essere innamorato – traspare nei miei libri e arriva anche al lettore. Non so spiegarmi altrimenti la passione che suscitano. E’ vero, ogni tanto mi capita di sentire voci discordanti. Ricordo, entrando alla conferenza stampa del contestatissimo Viareggio, un giornalista affermare a proposito del mio libro: “fregnacce” e in un blog si legge: “Ultimo parallelo - lettura abortita”. Ma insomma, quando si pubblica si corre il rischio di scontentare qualcuno. E se c’è qualcuno che esagera con “fregnacce” forse ci può stare qualcuno che esagera con “capolavoro”.
Ma quello che veramente mi fa piacere di tutta questa faccenda è di aver suscitato l’entusiasmo di lettori che non conosco – anche se ormai dopo avermi letto, credo che loro mi conoscano – e che dicono la loro in questo mondo dei blog che mi è un po’ lontano. Cinzia Pierangelini si scorda delle faccende domestiche, Renzo Montagnoli scrive interventi dovunque, Lucaintona salta di contentezza perché ho intrattenuto con lui una corrispondenza via mail. Nicola mi paragona a De Lillo. Marco Salvador legge il mio libro mentre scrive il suo (cosa complicatissima leggere altri romanzi mentre si scrive. Io non riesco più a farlo). Poi ci sono gli amici o i lettori di vecchia data che intervengono con affetto. E i critici: Serino vi ripaga il libro se non vi piace. Alessandro Zaccuri – che ha pubblicato quest’anno un grande libro finalista al Campiello – rivendica una sorta di primogenitura nelle recensioni. Grazie a questo libro amici che non sentivo da anni, compagne del liceo (roba di quasi quarant’anni fa) mi scrivono e si rinsaldano amicizie mai sopite. Sapete, quando si rincontra un vecchio amico il tempo sembra non essere passato, si ricrea immediatamente la stessa complicità che si era capaci di creare giocando a pallone o suonando in una jam-session fino all’alba.
Davvero un libro sa produrre tutto questo? E se lo sa creare, in fondo, che c’importa se il grande pubblico latita, se alcuni critici di professione lo ignorano? Ne ho bisogno? Via, non è questo quello che conta.
Per questo, la lettera che doveva essere un intervento critico sul rapporto tra lettori e libri è diventata qualcos’altro, meno accademico e più sentito.
Insomma, vi ringrazio dell’appoggio e dell’entusiasmo. Siamo pochi? E chissene frega. Come diceva Shakespeare - è una frase che mi piace che ho citato anche nel libro: We few. We happy few. We bunch of brothers. Traduco: Noi pochi. Noi pochi felici. Noi manipolo di fratelli.
Grazie ancora

Filippo Tuena

cinzia pierangelini

Un'ultima parola, di rabbia stavolta, volevo regalare il libro a un caro amico e ho scoperto che in una delle più grandi librerie di messina, Tuena era sconosciuto! Mi chiedo sempre più come funzioni questo nostro mondo, ho l'impressione che sia capovolto!
(Filippo, adesso i precedenti me li ordino su ibs va'!)

enrico gregori

vado fuori tema da questo post, ma lo faccio velocemente. grazie, gian paolo. e tu sai perché

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