Tommaso La branca è stato per anni il cantore italiano del “trash”: insieme ad Aldo Nove è stato il primo tra gli scrittori della sua generazione ad intuire come la (tele) spazzatura avrebbe influito sui format delle nostre esistenze. Autore di libri come Andy Wahrol era un coatto e Chaltron Hescon, Labranca torna in libreria con Il piccolo isolazionista : un manuale di autodifesa dalle invasioni barbariche dei nostri tempi moderni. Non un saggio, ma un romanzo che attraverso la vita del piccolo isolazionista ci racconta il vuoto pneumatico che non solo ci circonda ma che ormai ci pervade. Come (r )esistere? La tentazione sarebbe quella di isolarsi, ma come scrive Labranca, “è facile vivere da anacoreti o eremiti: basta andare in una cella monastica, in una grotta o su un pilastro. Molto più difficile è la vita del Piccolo Isolazionista. Perché deve mantenere l'equilibrio arduo tra immersione nel mondo e limitazione di qualsiasi rapporto umano”. E così, per il Piccolo Isolazionista, “gli altri diventano solo comparse necessarie che provvedono a produrre di giorno il design, le macchine elettroniche e la musica che poi consumerà di notte. Quando le strade finalmente si svuotano e perdono la loro identificazione geografica, il Piccolo Isolazionista esce senza una meta”. Ed è proprio questo vagare tra “non luoghi”, nella Milano notturna delle tangenziali, a diventare per Labranca un viaggio metaforico per raccontare come nella “città silenziosa” gli svincoli autostradali siano ormai più importanti dei bagnati rinascimentali. Lo scrittore osserva e descrive dai vetri della sua “auto acquario” le nostre vite outlet. Conscio del proprio nulla, il piccolo isolazionista sa di non essere un asociale, ma di voler soltanto coltivare il proprio niente, senza condividerlo. Anche se alla fine, in questo mondo di solitudine, gli capita di guardarsi intorno anche di giorno e di invidiare chi non ha di questi pensieri isolazionisti: “I campioncini di ciclismo, il 75,4% della giovane popolazione nell’altomilanese/bassovaresotto. Li osservo di soppiatto e li invidio. Non invidio il loro essere esenti dai disturbi della socialità che mi affliggono. Li invidio per la loro attività ciclistica. Uno dei miei desideri più reconditi è sempre stato quello di essere un campioncino di ciclismo, di quelli che nel Triangolo Varese-Rho-Busto sanno come riempire le domeniche mattina con trofei, memorial e cronoscalate”.
Gian Paolo Serino (La Repubblica)

Non ho ancora letto questo libro ma lo farò. Ho conosciuto Labranca e mi ha fatto una buona impressione, mi ha convinto.
Scritto da: Annarita | 24/01/07 a 09:29
si', anche a me Labranca piace.
Lo ascolto nel programma radio che fa la mattina; lui è veramnente un originale, nel senso vero del termine, non si atteggia , ma ha idee personali e fa provocazioni intelligenti
Scritto da: laura | 24/01/07 a 09:35
Non l'ho mai letto ma mi intriga (essendo una piccola e giovane isolazionista).
Oggi me lo prendo
@laura: su che radio trasmette?
Scritto da: Elenoir | 24/01/07 a 10:26
Labranca è un grande.
Scritto da: gianni biondillo | 24/01/07 a 10:32
I campioncini di ciclismo del basso varesotto alto milanese li ho sempre invidiati anch'io. penso che facciano una vita straordinaria, la vita che vorrei, quella che ho sempre sognato ad occhi aperti
Scritto da: Teo | 24/01/07 a 10:34
@Elenoir
Playradio, dalle 7 alle 10
Scritto da: laura | 24/01/07 a 10:56
@laura: grazie mille, adesso la cerco, vedo se magari è on line e domani mattina provo ad ascoltarla in macchina.
ma che programma è?
Scritto da: Elenoir | 24/01/07 a 12:01
Mi sembra un isolazionismo da mutua, uno Shopenhauer che si è perso in tangenziale.
Proverò ma stavolta serino sei a rischio rimborso.
Scritto da: Rabui | 24/01/07 a 12:10
@teo: Labranca è sempre meglio dei Leopardi travestiti da Cioran (rubo a Mascheroni).
Scritto da: Enrico | 24/01/07 a 14:26
Ricordo una definizione di Tiziano Scarpa, "Labranca è una categoria dello spirito".
Scritto da: Sandro | 24/01/07 a 14:39
io invece ricordo, e ho ritrovato in rete, quello che aveva scritto giuseppe genna. mi faceva ridere allora e mi fa ridere adesso.
"Personalmente godo di vantaggi rispetto a Labranca: mentre lui guardava Telereporter, io ci lavoravo; mentre lui faceva Anima mia, io la guardavo".
Scritto da: valerio | 24/01/07 a 15:02
L'avevo leggiucchiato in feltrnelli ma non so, non mi aveva attratto. confesso di essere stato prevenuto nei confronti di labranca, il suo ravanare nel trash non m'ha mai convinto del tutto, a sua volta mi è sempre sembrato molto trash, molta superficie e poca sostanza, un'estetica da baraccone, da fiera del libretto rosso della coop.
Scritto da: Mattias | 24/01/07 a 15:54
Labranca mi pare che ponga in termini contemporanei e quotidiani un dilemma piuttosto vecchio: l'equilibrio. Insomma niente di nuovo sotto il sole. Come anche la divertita e divertente "accusa" di valerio: un po' di sana invidia, sana perchè produttiva: in fondo Labranca ha scritto un libro (qui eventualmente rimborsabile.. eheh), non si sa mai possa essere letteratura (dubito che Serino la consideri tale, ormai ne conosciamo lo stile).
@ Serino: scusa se ripeto, ma chiedo in termini più chiari: questa velocità che hanno preso i tuoi post a cosa è dovuta? non ti sto dietro!! nemmeno riesco a leggere cosa scrivi tu, figuriamoci pensarci per capirlo, impossibile leggere il testo che recensisci. Non credi che sia una corsa tipica di questi tempi che Labranca, ma non solo, e tu con lui/loro, critica? Un Labranca isolazionista come un divo da tv.. o no?
Scritto da: susanna | 24/01/07 a 15:58
gli altri diventano solo comparse necessarie che provvedono a produrre di giorno il design, le macchine elettroniche e la musica che poi consumerà di notte. Quando le strade finalmente si svuotano e perdono la loro identificazione geografica, il Piccolo Isolazionista esce senza una meta
ESCO DALL'UFFICIO SENZA META
Scritto da: massimo | 24/01/07 a 17:28
@ Susanna:
E' un progetto.
Scritto da: Gian Paolo Serino | 24/01/07 a 18:13
@ Serino: vuoi dire un quiz? un gioco a premi? un mistero?
...illuminaci
Scritto da: susanna | 24/01/07 a 18:26
Trovare un luogo dove (non) essere, dove le parole rimangano pur divorate dall'eccesso (che tu chiami) di velocità.
Inserire un nuovo argomento non significa recidere la discussione nata dal precedente.
Scritto da: Gian Paolo Serino | 24/01/07 a 19:23
credo che il sentire da "volontà e rappresentazione" di labranca sia evidente sin dal sottotitolo "prolegomeni a una metafisica della periferia".
Ci tenevo a sottolinearlo visto che qulacuno polemicamente insinuava l'epigonalità che invece è chiaramente dichiarata
Scritto da: renato | 24/01/07 a 19:42
bel colpo.
sai a cosa mi riferisco: si cade a volte dalle colonne alte, e dalle caverne. Uno è pronto ad affrontare dio, è pronto ad affrontare satana, ma poi un essere umano ti annienta. Fosse pure te stesso.
(Labranca non è nella mia hit parade - estrae troppo velocemente. Ma è un'opinione western...)
Scritto da: ida | 25/01/07 a 00:14
Ida, so mi perdonerai, ma non capisco: sono curioso.
Per il resto...carina la metafora western!
Scritto da: Gian Paolo Serino | 25/01/07 a 07:39
ci siamo spiegati, mi riferivo al mio "re cavernicolo"...
Scritto da: ida | 25/01/07 a 09:37